(Italiano) ”In digestione”: la performance degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona

(Italiano) “In digestione”: la performance degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona

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“In digestione” è il prodotto della ricerca artistica degli studenti del secondo anno del corso di Atelier direction e mediazione culturale dell’arte, impegnati da marzo a maggio 2022 nell’indagine del rapporto complicato tra individuo e società.

La performance “In digestione” rappresenta la concretizzazione di un’esperienza collettiva che ha impegnato negli ultimi mesi gli studenti del secondo anno del corso di Atelier direction e mediazione culturale dell’arte. A cadenza settimanale gli studenti si sono incontrati per la lezione di Tecniche performative per le arti visive del professore Jacopo Miliani. Dalla visione di alcuni film di Pier Paolo Pasolini sono scaturite discussioni e occasioni di confronto volte a indagare la difficile relazione tra individuo e società e la costruzione di spazi in cui edificare ed esprimere la propria soggettività. In particolare ci si è soffermati su aspetti tra cui l’identità, la spontaneità, la sessualità, l’evasione, l’intrattenimento, la corporeità, la realtà e la finzione.
Questi contenuti hanno fatto emergere una pluralità di risposte e di visioni, difficili da indirizzare verso un sentire comune data la loro estrema diversità. Da qui la necessità di creare un’azione che provasse a inglobare tutte queste risposte, mescolandole e restituendole secondo una caotica spontaneità. Ciò che è emerso con chiarezza è stata la fatica di giungere a un punto decisivo e, proprio per questo, la necessità di un’azione performativa tanto semplice quanto arrendevole: una sintesi dell’esperienza vissuta durante il corso, fatta di momenti di divertimento e discussione calati però in un contesto di convivialità, nonostante le difficoltà già citate.

La performance

Lo spettatore, entrando nella stanza in cui si svolge la performance (l’aula in cui si è tenuto il corso) si trova davanti a una tavola apparecchiata per diversi commensali sulla quale verrà consumato un pasto condiviso e su cui in simultanea verrà proiettato un video che ritrae un momento di ascolto attivo e di deriva di tutti gli studenti. Una delle allieve sta cucinando una frittata, aiutata da una collega, mentre il resto degli studenti attende in silenzio il proprio turno per ricevere il pasto. A mano a mano che ciascuno riceve la propria razione, ha inizio una conversazione amichevole. Al termine della preparazione parte un appello che nomina, a uno a uno, tutti i componenti del gruppo classe che, al suono del loro nome, abbandonano l’aula lasciandola vuota, con solo il docente all’interno.

L’opera parla per mezzo di un linguaggio plurimo: un’azione che coinvolge il corpo, una discussione a voce e un video multimediale. Essa si rivolge unicamente al contesto classe che ha dato origine alla performance e prevede come unico pubblico gli studenti stessi e il docente, proprio per il suo carattere autoreferenziale.