sabato 19 gennaio 2019 – CULTURA – Pagina 57
ACCADEMIA DI BELLE ARTI. Un volume di Gianni Guglielmo Pozzani

Cammei in vetro, viaggio
nella Roma imperiale

L'autore: «Per Plinio era la "bigiotteria dei poveri"»
L'autore Gianni Guglielmo Pozzani, il prof. Donadi e Giaracuni
È stato presentato nell'Aula magna dell'Accademia di Belle Arti di via Montanari il volume «Il vetro cammeo nella Roma Imperiale» di Gianni Guglielmo Pozzani Biblos Editore, 2018, presenti l'autore, il professor Donadi dell'università di Verona e il presidente dell'Accademia Marco Giaracuni.«L'oggetto di questo lavoro, è lo studio del vetro cammeo di età romana, soprattutto del periodo imperiale e precisamente dal I secolo a.C. al II dopo Cristo, attraversando un percorso storico all'interno del bacino del Mediterraneo», ha spiegato Gianni Guglielmo Pozzani, autore del volume «Il vetro cammeo nella Roma Imperiale» e vicepresidente dell'Accademia.«La prima testimonianza "sui generis" di cammeo, risale al 1300 a.C.», spiega ancora Pozzani, «ed è una placchetta eburnea incisa (conservata al Museo del Louvre) che raffigura una fanciulla egiziana in atto di raccogliere fiori di loto attorniata da grappoli di uva. L'artista colora le parti incise in rilievo con il nero, accentuando cosi la scena: la bicromia dava infatti volume e spazialità».«Nell'evoluzione dei secoli le incisioni fatte a cammeo sono state eseguite su pietre semipreziose come le agate, le sardoniche onici e calcedonio, usate in tutto il bacino del mediterraneo per committenze di importanti famiglie e imperatori che ordinavano questi gioielli per celebrare le loro vittorie e la loro discendenza divina».«La scelta del vetro», ha aggiunto l'autore, «è dovuta al suo minore costo rispetto ai cammeo eseguiti su pietre semipreziose: sovrapponendo vari colori di vetro l'incisore poteva avere lo stesso risultato creando delle cromie, anche cinque. I gioielli che ne risultavano erano si meno preziosi, ma di sicuro effetto. Plinio aveva definito in qualche modo questa scelta come la bigiotteria dei poveri».