Il progetto 3DVero secondo i quattro ricercatori artisti e designer partecipanti

Il progetto 3DVero secondo i quattro ricercatori artisti e designer partecipanti

«Un lavoro d’equipe dalle grandi potenzialità per ottenere nuove forme con un unico stampo»

Un viaggio oltre le frontiere, tra tradizione e futuro, con il veicolo della tecnologia. È quello che hanno compiuto i quattro ricercatori, artisti e designer, partecipanti al progetto di ricerca applicata D3VeRo, condotto dall’Accademia di Belle Arti statale di Verona, con gli insegnanti Sergio Breviario e Katia Gasparini, per arrivare a rilanciare, attraverso l’innovazione dello stampo 3D, la filiera produttiva del vetro di Murano.

Sono Giulia Zampieri (Brescia, 1997), Benedetta Corporente (Napoli, 1998), Alessandro Galletti (Bologna, 1997) e Marco Chemello (Vicenza, 1998). I quattro, oltre ad applicare appunto nuove tecniche all’antica arte del vetro, hanno potuto sperimentare il lavoro d’equipe e la conoscenza delle vetrerie lavorando fianco a fianco con gli artigiani autori di raffinati pezzi di design.

Giulia Zampieri

«È stata un’esperienza immersiva nel mondo del vetro di Murano legato fortemente alla tecnica artigianale. Un excursus nella storia del vetro, accompagnato dal confronto con le equipe nelle fornaci per comprendere questo materiale», racconta Zampieri che ha proposto alle vetrerie Nereide, ultimo momento d’azione dell’acqua sulla pietra: un’istantanea materica del suo moto scultoreo ed erosivo che racchiude i due elementi che caratterizzano la città di Venezia, ovvero vetro e acqua. «Lavorare con due fornaci diverse è stato determinante per capire come cambiano le tecniche e come queste siano vissute quasi a livello familiare, ciascuno con la sua terminologia. È stato un viaggio fantastico, un pacchetto culturale che racconta questa heritage italiana che non va persa. Abbiamo inoltre battuto una strada nuova progettando diversi stampi con la tecnologia 3D».

Benedetta Corporente

Corporente si è concentrata su Bosa, una bottiglia in vetro pensata per giungere a realizzare un prodotto in vetro soffiato di forma irregolare. «Sono partita con l’idea di arrivare a uno stampo orizzontale e provare a realizzarlo, per dare delle texture al vetro. Procedendo abbiamo capito che non era possibile per le caratteristiche della materia e perché occorre gestire la soffiatura. Ma ho comunque raggiunto l’obiettivo di ottenere un oggetto soffiato irregolare, a fronte dell’attuale produzione che passa tutta per stampi circolari. Cercavo forme diverse». E il traguardo con Bosa è stato raggiunto. «Ci siamo distaccati dall’idea iniziale. Inoltre 3DVero ci ha permesso la relazione con le maestranze, passando così dal teorico al pratico per renderci conto di cosa sia il vetro. Abbiamo messo “le mani in pasta”: abbiamo fatto prove, siamo entrati nelle vetrerie, abbiamo visto il vetro nei nostri stampi… È stato molto interessante», conclude Corporente. «Infine, è stato utile il lavoro di gruppo: laddove non arrivava l’uno arrivava l’altro. E se il tradizionale processo di produzione permette la realizzazione di sole forme regolari, ottenute con la contemporanea soffiatura e rotazione dell’oggetto, Bosa permette di superarne i limiti in termini morfologici mantenendo la linearità della superficie che contraddistingue la millenaria produzione di Murano».

Alessandro Galletti

«È un progetto che ha forti potenzialità per le idee iniziali che avevamo. Ci sarebbe voluto maggior tempo per sperimentare. Utile l’aver incontrato artisti, entrare nelle vetrerie», racconta Galletti che ha lavorato a Pipiotto, una lampada che nasce come una sfida: ottenere un oggetto in vetro soffiato composto da due elementi concentrici, uno all’interno dell’altro, ma utilizzando solamente uno stampo senza tecniche artigianali o di post produzione. Le forme sinuose della lampada sono state scelte per richiamare la forma ancora liquida del vetro e, per aumentare questa percezione, l’elemento centrale è stato colorato di arancione e una volta illuminato richiama le tonalità della pea appena estratta dal forno. «Volevo replicare una tecnica che oggi si fa solo con l’incalmo e con due soffiate. Volevo lo stesso risultato con una soffiata unica e con lo stampo 3D questo è parzialmente riuscito. È una tecnica perfezionabile per ottenere un oggetto che sia un pezzo unico e per arrivare con un solo stampo a un prodotto che oggi riesce solo dopo una laboriosa tecnica artigianale. Sarebbe una via meno onerosa».

Marco Chemello

«Nel mio lavoro mi sono concentrato soprattutto sulla realizzazione di un rendering poi tradotto in pratica», è l’esperienza di Chemello che ha lavorato a Spreciso indagando volumi e creature ibride provenienti da mondi sconosciuti. «È stata un’esperienza produttiva collaborare da vicino con le realtà del vetro confrontandomi sullo sviluppo di forme accattivanti. Il lavoro di gruppo anche tra colleghi è stato utile perché ci siamo scambiati idee tra designer e artisti. Ho percepito anche le grandi potenzialità del vetro. La tecnologia 3D deve ora lavorare per arrivare allo stampo perfetto. Durante la sperimentazione abbiamo appurato, infatti, che lo stampo si sgretola e i pezzi sporcano la lavorazione».

Ma questo aspetto è un carattere peculiare della sperimentazione. «È un progetto di ricerca e di sviluppo che richiede molto tempo e siamo agli inizi: partiamo da zero alla ricerca di un brevetto per il vetro d’arte», spiega Gasparini. «Con questi primi test, che aiutano a capire anche dove occorre ancora lavorare, abbiamo posto le basi per un nuovo corso dell’arte di Murano».

«Il potenziale c’è», conferma Breviario. «È stato gettato un ponte tra mondo accademico e mondo del lavoro, creando un gruppo di artisti e designer all’interno della realtà lavorativa ricercando su impasti e materiali per gli stampi. Come inizio abbiamo visto che si può fare e che ci sono limiti, ma anche potenzialità».

Il progetto è iniziato nell’ottobre 2021 con un gruppo di ricerca composto da docenti e collaboratori dell’Accademia insieme a quattro giovani artisti e designer, al quale si è unito a un più ampio team di lavoro di professionisti e ricercatori provenienti da Istituzioni (Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Verona, Università di Padova), aziende (Coop. Services, Desamanera, Dataveneta computers) e vetrerie di Murano (Lavai, Foscarini, Barovier & Toso Vetrerie artistiche riunite).